Da quell’ undici Settembre 2001 ci siamo quasi abituati ad ascoltare notizie di stragi, uccisioni, fatte in nome di una società alternativa alla nostra, al nostro modo di concepire la vita e la civile convivenza. Facile ci risultava l’indignazione, verso coloro che ci additavano come nemici, senza che noi stessi avessimo contezza delle nostre colpe o delle reali motivazioni storiche di cotanto odio.
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domenica 24 luglio 2011
ASSASSINO DEI NOSTRI VALORI CHI IN NOME DI ESSI UCCIDE - di Andrea Titti
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sabato 18 giugno 2011
E LA CHIAMANO INFANZIA? - di Daniela Ciolini
E' la storia che ruba l'infanzia a troppe bambine e che obbliga troppe donne a vivere nell'inferno.
E' la storia conosciuta da sempre e da sempre rimossa, la storia delle mogli bambine, di ragazzine che non hanno nemmeno 10 anni e che vengono date in mogli a uomini che potrebbero essere i loro padri o addirittura i loro nonni.
Vengono fatti dei veri e propri matrimoni combinati dove le bambine rappresentano una merce di scambio che serve a molte famiglie per avere del denaro, per sanare dei debiti, ma anche per ricevere un vitalizio dal marito della piccola sposa.
La maggior parte degli uomini deve lavorare una vita per "potersi permettere" una sposa bambina, e cosi' arrivano anziani al matrimonio. Questa è la realta' di Kabul, del Bangladesh, della Guinea e del Niger, tutti paesi dove c'è la piu' alta soglia di poverta' del mondo, paesi dove la gente vive al giorno con quello che noi consumiamo per una colazione al bar.
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venerdì 10 giugno 2011
INCHIESTA: OGNUNO HA LA SUA STORIA - di Michela Antonioni
Ogni giorno si sente parlare di multiculturalità, interculturalità, ma che significato hanno queste parole nella vita di ogni giorno?
È importante sapere le differenze culturali che ci sono tra i popoli, è importante rispettare queste differenze, ma soprattutto è importante rispettare le persone e per farlo non possiamo prendere in considerazione solamente la Cultura, dobbiamo capire che ognuno ha una sua vita, le sue esperienze e per rapportarci bene con il prossimo dobbiamo conoscerlo.
È per questo motivo che abbiamo deciso di parlare e farci raccontare la vita di un ragazzo, che chiameremo "Ahmed".
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martedì 31 maggio 2011
LIBIA, ITALIA ED EUROPA TRA PASSATO E FUTURO - di Gavina Masala
Non più di un paio di giorni fa mi trovavo in aereo, seduta affianco ad una anziana signora. Dato che avevo in mano una copia di un quotidiano, la signora ha intrapreso una discussione sulla rivolta libica e sulla condizione socio-economica dei pensionati statali in Italia. La signora, che avrebbe potuto essere una qualunque mamma o nonna italiana, pensava che i ribelli libici avessero sbagliato a rivoltarsi contro Gheddafi, dato che quest’ultimo aveva fatto conoscere periodi di
prosperità economica al suo popolo. Nella discussione mi è capitato di sottolineare che, sebbene quanto stesse dicendo avesse un fondo di verità in passato, la Libia si configura come una dittatura impietosa nei confronti degli oppositori al regime e che non tutto è giustificabile in nome del benessere economico, ammesso che i libici in genere potessero vantarne uno.
prosperità economica al suo popolo. Nella discussione mi è capitato di sottolineare che, sebbene quanto stesse dicendo avesse un fondo di verità in passato, la Libia si configura come una dittatura impietosa nei confronti degli oppositori al regime e che non tutto è giustificabile in nome del benessere economico, ammesso che i libici in genere potessero vantarne uno.
Ovviamente queste affermazioni alla signora sono parse un inutile esercizio di stile, ha quindi iniziato ad asserire che sebbene in Italia non vi fosse una dittatura lei si sentiva sotto dittatura, dato che non aveva i soldi per permettersi neppure le cure mediche di cui necessitava. Questo piccolo episodio mi ha dato la misura di quanto siamo una popolazione in sofferenza, una sofferenza talmente acuta da non farci neppure più apprezzare le libertà di cui godiamo, per quanto spesso velatamente minacciate dal governo in carica.
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