Frascati
al centro del dibattito nazionale sul Federalismo fiscale nella due
giorni indetta dall’Ifel-Anci e che termina oggi, venerdì 18
maggio 2012, con la presenza di personalità del mondo della
politica. Sono infatti presenti a Frascati, accolti dal sindaco di
Frascati Stefano
Di Tommaso,
per dibattere su: «Federalismo fiscale, una pausa di riflessione?»,
Graziano
Delrio,
Presidente dell’Anci e Sindaco di Reggio Emilia, Gianni
Alemanno,
Presidente del Consiglio Nazionale dell’Anci e Sindaco di Roma,
Marco
Causi,
Deputato PD e viceministro della commissione Bicamerale per
l’attuazione del Federalismo Fiscale, Anna
Cinzia Bonfrisco,
Senatrice PDL e membro della V Commissione Bilancio del Senato, Guido
Castelli,
Sindaco di Ascoli Piceno e Responsabile Finanza Locale Anci,
Alessandro
Cattaneo,
Sindaco di Pavia.
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venerdì 18 maggio 2012
FRASCATI: ALEMANNO AL CONVEGNO SUL FEDERALISMO DELL'IFEL-ANCI - La Redazione
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martedì 21 giugno 2011
ATTENTI ALL'ILLUSIONE FEDERALISTA - di Andrea Titti
Tutti si dichiarano entusiasticamente federalisti, il federalismo sembra la panacea di tutti gli italici mali, col federalismo tutti avranno la loro opportunità, servizi di maggior qualità in ogni regione, praticamente l’Italia diventerebbe di colpo il paese di ben godi. Ma sarà vero? In genere quando c’è un così totale apparente unanimismo diffidiamo dall’unirci al coro. Perciò ci poniamo degli interrogativi che crediamo rappresentino dei nodi cruciali per la coesione sociale e l’esistenza stessa dell’Unità Nazionale, che, a nostro avviso, non è valore immune da rischi se si compiono scelte gravi con superficialità.
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mercoledì 1 giugno 2011
META LA CITTA' DEI CASTELLI ROMANI: SERVE UN MODELLO COMPLESSIVO DI GOVERNO DEL TERRITORIO - di Andrea Titti
I partiti spariscono, la politica si riduce a rissa di spartizione, il distacco tra cittadini ed istituzioni sembra non aver più fine, niente appare in grado di coinvolgere davvero le comunità. In questo panorama desolante non può tuttavia sfuggirci che per quanto ci si allontani dalla politica, i territori richiedono di essere governati, oggi più che mai. L’era della globalizzazione non consente di attardarsi in equilibrismi politicanti, sono richieste assunzioni di responsabilità e scelte chiare e rapide, per delineare un modello di sviluppo che attiri investimenti e garantisca una buona qualità della vita.
La politica Italiana, oggi, è incapace di rinnovarsi, di trovare al suo interno le risorse per darsi nuovo slancio, incapace di produrre classe dirigente. Questo fenomeno è ancor più grave in periferia, ove assistiamo all’immobilismo, interrotto soltanto da guerre per bande, o sarebbe meglio dire, per famiglie, vista l’ultima parentopoli. Paradossalmente però, è proprio in periferia che si sente più forte l’esigenza di una nuova e preparata classe dirigente. Consiglieri comunali, assessori, sindaci, e così via, sono loro oggi che detengono importanti leve di governo che incidono sulla vita quotidiana dei cittadini. Sono gli eletti negli enti locali infatti, il primo presidio della democrazia, sono loro le sentinelle del polso del Paese, sono loro a fronteggiare per primi le questioni economiche e sociali che ci investono.
Siamo sicuri che la media di questi soggetti abbia gli strumenti per essere all’altezza del compito? Siamo sicuri che esistono oggi i luoghi ed i meccanismi per innestare energie fresche nei governi territoriali? Oppure piuttosto assistiamo ad un continuo balletto di formule algebriche, di personalismi familistici, di siderale distanza dai veri problemi? Certamente ci sono le eccezioni lodevoli di ottimi amministratori, giovani, capaci ed onesti, in ogni schieramento, ma restano oggettivamente eccezioni che confermano tristemente una regola di mediocrità. Non esiste più il dialogo tra persone sulle tematiche reali, sulle soluzioni da intraprendere, c’è tanta propaganda e zero comunicazione con i cittadini. Noi ci ostiniamo a non arrenderci a questa situazione, continuiamo ad appellarci alle forze vive della politica e della società, più ampiamente intesa.
Continuiamo a sollevare problemi e proposte su ciò che per i Castelli Romani non è più rimandabile ne eludibile, cioè un ripensamento complessivo del nostro modello di sviluppo, economico, sociale ed istituzionale. Per questo auspichiamo l’incontro tra tutte le realtà produttive che si esprimano su questo. Terzo settore, volontariato, mondo associativo e classe politica, insieme riflettano su cosa sono e cosa dovranno essere i nostri Comuni tra 10anni, su quali risorse puntare e su come ringiovanire la nostra classe dirigente. Lanciamo da queste pagine qualche proposta che speriamo non sia lasciata lettera morta per i soliti interessi di fazione. Si istituisca un tavolo informale di confronto che sia capace di produrre proposte e personalità che le rappresentino con competenza, superando ove necessario gli steccati puramente partitici, che oggi, sono più simili a prigioni per l’innovazione che contenitori capaci di generare novità positive. Si parta dal modello istituzionale che si vuole dare ai Castelli Romani.
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