Ho freddo: cronaca, saggio, romanzo storico. Si comprende il titolo solo arrivando alla fine del libro, dove viene ad essere l’ultimo tassello di un mosaico lentamente, sapientemente, creato. Sono le parole disperate del corpo che soffre, e diventano il male dello spirito, intridendo l’atmosfera, il mondo intero, soffocando la luce e il calore umani che, come nella vita in genere, sboccia e soffre perché l’inverno giunge, inaspettato, blocca il movimento e l’esistenza, scivolando negli stagni gelidi del dolore.
Questa è una recensione a quattro mani [Ho freddo è un libro che ho amato, continuo ad amare, non potevo lasciarlo solo al nostro amico, ndCarla]. Secondo appuntamento con Gianfranco Manfredi, con un salto di trent’anni rispetto a Ultimi Vampiri, con il libro che segna il ritorno (nello stile migliore) del Manfredi al Vampiro.
“Si può impalare un presunto vampiro, con il benestare delle Autorità e con la rassegnata condiscendenza della Chiesa. Che i filosofi e gli uomini di cultura in genere, siano compattamente contrari a questo inutile scempio, non interessa a nessuno. Ma non si può sperimentare sui vivi, nessun medico può permetterselo, a meno che non voglia finire incarcerato o persino giustiziato di fronte alla folla!”



