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martedì 19 giugno 2012

MARINO: A VILLA NINA INCONTRO SULL'ALZHEIMER - La Redazione

I Servizi Sanitari hanno avuto un ruolo indiscutibile nell’aumentare la vita media delle persone.  Dal dopoguerra ad oggi l’incremento è stato all’incirca del 30 % nei paesi industrializzati e prosegue, con una crescita esponenziale.  Un bambino che nasce oggi, ha elevatissime possibilità di superare i cento anni di vita.  Sfortunatamente, se abbiamo aggiunto anni alla vita, non siamo riusciti ad aggiungere vita agli anni.  Nella speranza (e certezza) che col tempo si riuscirà a ridurre drasticamente la disabilità che flagella le fasce d’età più” avanzate, è indispensabile ed etico porre riparo a quanto la presunzione della scienza ha generato.  La civiltà di un Paese si misura anche da quanto e come si prende cura delle persone più deboli, come gli anziani in difficoltà, malati, o senza legami né aiuti.  Una sensibilità che è cresciuta nel tempo e che nel XX secolo ha raggiunto un traguardo fondamentale con il definitivo superamento del sistema basato sui concetti di carità e beneficenza a favore del modello fondato sui diritti dei cittadini.
Le esigenze molteplici delle persone che richiedono cure e prestazioni particolari, trovano risposta compiuta attraverso la messa a disposizione di un sistema d’interventi integrato in grado di far superare ai cittadini le situazioni di sofferenza e creare percorsi di cura caratterizzati dalla continuità assistenziale e dalla presa in carico unitaria da parte dei servizi sanitari ospedalieri e socio-sanitari territoriali.  L’assistenza agli anziani non autosufficienti, come dimostra l’esperienza di molte strutture, è un’azione globale-estensiva, che richiede dinamicità e flessibilità, per poter seguire l’anziano nella sua “instabilità” e variabilità  I principi che regolano e coordinano questi servizi sono quelli della appropriatezza, cioè dare la risposta più adeguata al problema rilevato, e della continuità, cioè mantenere unità e collegamento tra i vari interventi che riguardano la stessa persona.  La necessità di migliorare la qualità dell’assistenza nelle strutture sociosanitarie per anziani non autosufficienti e di incrementare la risposta disponibile per sostenere famiglie alle prese con cicli di assistenza troppo onerosi, richiederà la revisione complessiva del modello assistenziale oggi adottato dalle strutture residenziali verso una maggiore flessibilità.  Ad esempio, un anziano assistito in una struttura residenziale con un progetto di lungo assistenza a bassa intensità per una situazione di moderata non autonomia nelle funzioni quotidiane, in caso di deterioramento del quadro di inabilità può ottenere nella medesima struttura una prestazione assistenziale adeguata all’evoluzione del suo bisogno, attraverso un progetto a media intensità, senza necessariamente essere spostato altrove  Il Progetto nasce, quindi, dall’esigenza di ridefinire un percorso abilitativo / riabilitativo coerente all’interno delle RSA, in modo da garantire un intervento efficiente ed efficace che permetta agli utenti di mantenere livelli di autonomia e di interazione sociale è possibile: 
- Suddividere i pazienti in gruppi omogenei per capacità, per bisogno e per patologia; 
- Separare le attività riabilitative dalle quelle socio-riabilitative;
- Organizzare gli accessi nell’arco della giornata.
L’impiego del personale, delle attrezzature, degli spazi assistenziali e dei posti letto sarà quindi più funzionale alle esigenze degli ospiti.  L’inattività mentale concorre ad aumentare il disorientamento spazio-temporale nonché il decadimento della capacità cognitive e comportamentali.  E’ ormai noto come le terapie non convenzionali abbiano una grossa valenza nel ridurre il progredire del decadimento cognitivo: la terapia occupazionale, la terapia di riorientamento nella realtà. All’interno di piccoli gruppi vanno anche attivati percorsi con scopo di mantenere la connessione spazio temporale, incrementare o stabilizzare le capacità residue dell’ utente, mantenendo così viva la dignità individuale. Per questo salutiamo un’iniziativa come quella avviata nella RSA di Villa Nina, fortemente voluta dalla nuova Direzione Sanitaria del Distretto H3, affidata al Dott. Raffaele Galli , che ha incentivato in ogni modo il team di lavoro misto, pubblico/privato, raccogliendo anche l’entusiasmo e la partecipazione della proprietà della struttura che, a costi invariati per il servizio pubblico, ha profuso il massimo impegno nella realizzazione del progetto, di cui oggi presentiamo i primi importanti risultati. Alla presentazione del progetto interverranno, oltre ai dirigenti Aziendali della RMH, anche l’assessore ai Servizi Sociali del Comune capofila dr.ssa Gabriella Sisti e l’assessore ai Servizi Sociali del Comune di Marino, avv. Remo Pisani.

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