Sezioni

giovedì 18 agosto 2011

SERBIA: ARRESTATO IL CRIMINALE DI GUERRA, GORAN HADZIC - di Enrico Lastrico

Mercoledì 20 luglio è stato arrestato Goran Hadzic, l’ultimo criminale di guerra serbo ancora latitante. La Serbia ha così voltato pagina nei confronti della sua storia recente. Colui che ha maggiormente sostenuto questa svolta è il Presidente della Repubblica di Serbia Boris Tadic, un convinto europeista che, da quando è stato eletto alla guida del paese balcanico, ha sempre lavorato per l’ingresso della Serbia nell’Unione Europea.
Goran Hadzic era l’ultimo criminale di guerra ancora libero e commise, durante il conflitto che scoppiò nei Balcani durante i primi anni 90, crimini gravissimi. Si combatterono, in quella guerra, popolazioni che, per molti anni, avevano vissuto insieme, in un unico stato, pacificamente. Il Maresciallo Tito, negli anni in cui fu Presidente della Jugoslavia, riuscì a far convivere i popoli dello stato balcanico. Per ottenere ciò attuò però comportamenti che provocarono nefaste conseguenze negli anni successivi. Tito contrastò le differenze culturali che vi erano tra i cittadini jugoslavi di varia nazionalità, impose l’ateismo e perseguitò tutti i religiosi. I vari popoli della Jugoslavia, alla morte di Tito, riaffermarono le proprie differenti tradizioni e le proprie fedi. Slobodan Milosevic, intanto, assumeva il controllo dello stato, iniziava a lavorare per la supremazia serba ai vertici delle istituzioni jugoslave e a perseguire il progetto della «Grande Serbia». Il sottile legame che teneva unite le repubbliche jugoslave si strappò e le repubbliche che costituivano la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia proclamarono la loro indipendenza da Belgrado. A ciò seguì l’intervento delle milizie jugoslave e i tragici avvenimenti che interessarono quella zona dei Balcani. Le stesse cose accaddero anche nella Provincia Socialista Autonoma del Kosovo, provincia che nel 2008 proclamò la sua indipendenza da Belgrado. La Repubblica Federale di Jugoslavia cessò di esistere anche nominalmente il 4 febbraio 2003. Le autorità statali ridenominarono lo stato “Unione di Serbia e Montenegro”, unione che si dissolse nel 2006 quando la maggioranza dei montenegrini si espresse, al referendum sull’indipendenza del Montenegro, per lo scioglimento dell’Unione, scioglimento a cui la Serbia non si oppose. Sono passati molti anni dalla fine delle guerre che hanno interessato i Balcani ma le ferite provocate da quegli scontri sono ancora visibili e vi è ancora attrito tra le varie etnie presenti nei territori dell’Ex-Jugoslavia. Tutti i paesi che hanno fatto parte della Jugoslavia guardano con interesse l’Unione Europea sperando, prima o poi, di entrarvi. La Slovenia è già membro della comunità, la Croazia entrerà nell’Unione Europea il 1° gennaio 2013 e diversi altri paesi hanno già firmato l’Accordo di Stabilizzazione e Associazione (atto preliminare alla presentazione della domanda di adesione alla comunità). L’Ue può quindi lavorare, facendo forza sulla volontà delle popolazioni balcaniche di entrare nella comunità, affinché le varie etnie che abitano i vari stati dei Balcani e che convivono in ogni stato della penisola balcanica (nella regione non vi è paese in cui non siano presenti più etnie) ritornino a convivere pacificamente non dovendo rinunciare alle proprie tradizioni bensì condividendole, per un arricchimento reciproco, all’interno della patria europea. I popoli balcanici potranno essere, grazie all’Unione Europea, “Uniti nella diversità”.

1 commento:

  1. L'intervento di Enrico Lastrico ci permette di volgere lo sguardo sulla realtà balcanica, così vicina e contigua ai nostri confini eppure così trascurata dalle cronache italiche.

    RispondiElimina